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martedì 7 ottobre 2014

Storia di un inizio...

È arrivato anche il suo momento. 

Torno a casa stasera e lei; lei che mi ha sempre guardato adorante, che dorme solo con me, che mi cerca ancora cosi tanto anche fisicamente, che ha sempre avuto sorrisi per me, mai rabbia, con cui c'è sempre stato un sentimento quasi simbiotico, lei mi dice: "tu no! Tu vai via!"

Poi corre e mi stringe le gambe e poi di nuovo mi picchia arrabbiata e mi guarda male e mi accompagna alla porta di casa per farmi andare via. 
E poi piange. 

Si scioglie la rabbia e si lascia coccolare. E non si stacca più. 
Ed io devo rimanere ferma, essere mamma, essere la roccia salda quando vorrei solo sciogliermi con lei. 


Ma c'è anche lui, che corre e mi abbraccia e mi racconta i litigi, i giochi, le cose belle fatte all'asilo...

Ora dormono. Lei crollata con il viso stretto al mio, girando i miei capelli tra le sue dita. Lui raccontandomi la sua giornata. 
Ancora. Ancora e ancora...


Tiziana

venerdì 11 aprile 2014

Incontro del Cerchio delle donne di tutte le età

Magia
Energia
Salute
Tabù
Riti
Usanze
Adolescenza
Zucchero
Impurità
Ovulazione
Natura
Eros


Che tu sia più vicina alla prima o all'ultima delle tue mestruazioni, sei invitata a confrontarti su come esse hanno influenzato l'universo FEMMINILE.
Sono infatti milioni i significati che questo evento assume nella vita di noi donne...vi aspettiamo numerose per scoprirli insieme!

Sabato 12 aprile ore 17,00 
Biblioteca Archimede
P.zza Archimede, 50 - Sala Levi 
Settimo Torinese (TO)

Incontro del Cerchio delle donne di tutte le età
“Le mestruazioni, emozioni, significati e fantasie”
a cura dell’associazione Palaver

mercoledì 12 marzo 2014

Con te... dopo il parto.

Siamo felicissime di presentarvi il nuovo servizio offerto da Palaver




L’esperienza del parto…

Le ferite ed un corpo nuovo… 
L’allattamento… 
Il tempo nuovo col bambino… 
La fatica del quotidiano…
Le relazioni che si trasformano…
La tristezza che si insinua… 
Gli altri figli…
I familiari...

A volte parlare di tutto questo con un’esperta aiuta a vivere meglio il delicato passaggio da donna a mamma (o da mamma a nuovamente-mamma).

Per ogni informazione contattate i numeri sul volantino, o cercateci ai cerchi del Giovedì.

Diffondete, perché sempre più mamme possano vivere con gioia e serenità il puerperio, regalando ai propri bambini ed ai compagni la felicità di condividere le meraviglie di una vita che nasce e che cresce.
E perché chi vive il lutto in gravidanza riceva il supporto necessario per non restare nel buio della disperazione.

sabato 8 febbraio 2014

A voi mamme che ci avete sempre sostenuto e accompagnato

A voi mamme che ci avete sempre sostenuto e accompagnato

Ormai la maggior parte di voi ci conosce bene. Abbiamo cercato di accompagnarvi come meglio potevamo nel percorso verso la maternità, dentro la maternità, cercando di darvi tutto il buono che avevamo e prendendo, lo ammettiamo, tutto il buono che voi ci offrivate.

Fare certi discorsi risulta sempre scomodo ma abbiamo deciso di affrontarli con voi con la sincerità che ci ha sempre guidate, certe della vostra comprensione. In questi due anni abbiamo sempre svolto tutte le nostre attività a titolo gratuito. Il nostro obiettivo infatti non è quello di guadagnare qualcosa da tutto ciò ma di poter crescere un po’ con voi. Questo però non è purtroppo più possibile in quanto le nostre spese sono aumentate e non abbiamo più la possibilità di mantenere le nostre attività a titolo gratuito.

Per chi avesse voglia di continuare il suo percorso con noi, è prevista dall’anno 2014 il pagamento di una tessera associativa (annuale) di 40€, comprensiva di assicurazione, che permetterà l’accesso gratuito ai cerchi e alle serate in previsione per la primavera, sconti su fasce (fatte a mano da Silvia), sconti sugli altri laboratori e corsi che pensiamo di attivare in quest’anno che ci attende.

Che dire? Speriamo di avervi ancora con noi, che questo non vi sia d’impedimento alla  partecipazione alle nostre attività e di poter continuare a condividere con voi i piccoli, grandi pezzi delle nostre vite.

Grazie per la vostra comprensione che, ne siamo certe, come sempre ci sorprenderà.

Con affetto


Tiziana e Cristina

sabato 1 febbraio 2014

M'amma non m'amma

Luglio.
20 luglio 2012.
4,850 kg.
2 mesi. 61 giorni.
Oggi Diego compie 2 mesi.
Oggi compio 61 giorni da mamma.
Tutto è ancora così strano.
MAMMA. Fino al 20 maggio questa parola l'associavo solo a quella persona che mi ha cresciuta, che mi ha sostenuta, che mi ha criticata, che mi ha appoggiata, che mi ha cercata. A mia madre, insomma.
Da due mesi lo sono anch'io... almeno a livello biologico, di fatto ed agli occhi degli altri.

Ai miei occhi?
Bella domanda.
Ora ho questo frugoletto che sto allattando.
Lo metto a nanna.
Lo studio con lo sguardo e con le mani.
Ieri mi sono sorpresa nel momento in cui mi sono stupita nel vedere il mio bimbo sognante nella culla.
Come quando ero incinta, quando lo specchio catturava l'immagine della mia pancia che gridava il mio stato. Gridava, sì. Perché come allora dovevo incollare dei post-it al frigo per ricordarmi il fatto di essere incinta, ora succede per farmi rendere conto che lui c'è... mio figlio. M.I.O. F.I.G.L.I.O.
Per carità, non è che mi dimentichi di lui, no. Posso affermare che lui esprime con tutti i suoi mezzi la sua presenza.

Non è stato amore a prima vista. Direi che è stato più il nostro istinto ad accudirci a vicenda.
Inizialmente ci sono stati momenti di disagio, di malessere, di felicità estrema, di comunione col mondo, di depressione. Nero, grigio, poi rosa e giallo, poi nero, poi rosa...poi...
Poi lui sorride... a te. E si apre il cuore, e ti senti in colpa perché non l'hai amato subito. Nei suoi confronti.
Sono sentimenti non felici, ma umani. Insomma ormoni + allattamento che parte a singhiozzi + caldo + lui perché frigna + mi manca il mio tempo + ... devo continuare?
Lo abbiamo voluto, ma chi se lo immaginava che sarebbe arrivato al primo tentativo?


Sapevo perfettamente che tutto sarebbe cambiato, capovolto, riorganizzato, rimescolato. Ero pronta, ma non a questo. Non così prepotentemente. Totalizzante.
Non si può più mangiare tranquilli, seduti. Non si riesce più a guardare un film senza interruzioni. Spesso la sera la passi a fare le vasche tra la cucina e la camera da letto per tranquillizzarlo, quando ci riesci.
Non sono riuscita a vivere ciò che si stampa e poi si legge sui biglietti d'auguri:
"Congratulazioni per il lieto evento!"
"Che questo arrivi sia il coronamento della vostra felicità!"
"Finalmente è arrivato il piccolo grande amore di mamma e papà!"
"...con l'augurio che ogni giorno sia un giorno di gioia"

Insomma, tutti intorno a me sembravano gai, felici, giubilanti... e io mi ritrovavo a piangere, disperata, ripensando a come stavamo bene in due, a come era bello accarezzarmi la pancia, a come lui assorba ogni mia energia, fibra, respiro, forza, pazienza.

E poi...
E poi lui mi sorride. Smette di piangere quando lo avvolgo nel mio abbraccio titubante. Perché io sono titubante, ma non lui che ha piena, totale, inspiegabile fiducia in me, che sono la sua mamma.
Perché io non sono nata mamma. Non lo sono neanche diventata dopo il parto.
Piano piano lui mi sta insegnando ad esserlo e a sentirlo.
Ogni volta che lui mi sorride. Ogni volta in cui smette di piangere tra le mie braccia. Ogni volta in cui mi segue con lo sguardo. Ogni volta in cui sembra che mi chiami con il suo "OoohhH". Ogni volta in cui il mio sguardo si perde nel suo, più grande e ampio del mio. Perché per lui non sono sbagliata. Perché per lui, forse, sono giusta così...

   Silvia

venerdì 31 gennaio 2014

Il mio bambino perfetto

Mi affaccio alla porta della classe. Lo vedo seduto, in mezzo agli altri bambini con il suo bel grembiulino mentre attende il mio arrivo con ansia. Mi vede, mi sorride. Mi corre incontro. Tutto sembra perfetto quando… una voce: “ Non si comporta molto bene…”
Chi? Il mio bambino perfetto? Lui??? Mi guardo intorno per vedere se quella voce è diretta proprio verso di noi. Ci osserva.
“Continua anche a picchiare gli altri bambini e non ascolta…”

Lo guardo. Il suo sguardo colpevole mi fa capire che quelle parole sono vere e che sì… sono proprio dirette a noi.
Io lo guardo. Lui abbassa lo sguardo come a dire: “Sì, lo so mamma…”
Poi la voce aggiunge: “Ma lui è un bambino bravissimo, dolcissimo… solo si vede che è tanto arrabbiato”
Ora la distruzione è completa.
Ma come? Io, mamma, insegnante, che cerco sempre di vedere e fare il meglio per il mio bambino, che passo le notti su internet a cercare soluzioni a qualsiasi cosa possa accadere, che cerco di occuparmi di loro in tutto per tutto, proprio a me accade questo? Il MIO MERAVIGLIOSO BAMBINO??? Proprio lui??

Finisco di parlare con la voce, lo vesto e usciamo….camminiamo per mano, verso la macchina. Entrambi silenziosi. Lui combatte con i suoi sensi di colpa ed io con i miei. Dove avrò sbagliato? Ho sbagliato? Non è possibile che proprio mio figlio si comporti così. E poi lo guardo.
Questa volta però faccio lo sforzo di non lasciarmi coinvolgere dai miei sensi di colpa e provo a guardarlo per intero. E’ arrabbiato, lo so. E’ arrabbiato con mamma per una sorellina arrivata quando lui proprio non voleva. E’arrabbiato con lei per le attenzioni che inevitabilmente ha portato via. E’arrabbiato perché questo asilo, seppur lui adori andarci, proprio non lo digerisce. Ma se ci sono i nonni che senso ha andarci?

Rifletto. Perché non mio figlio? Perché dev’essere proprio tutto così come io nella mia testa avevo programmato? E perché ancora, non posso accettare che lui abbia il suo carattere, i suoi pregi ed i suoi difetti come tutti?
Ed ecco che la nebbia si dissolve. Lo carico sul seggiolino. Lui mi guarda e mi dice: “Mamma sei arrabbiata?” Io lo guardo e gli dico che no, non sono arrabbiata. Che non mi piacciono certi comportamenti ma che mi piacerebbe capire insieme a lui perché è arrabbiato. Lui mi guarda più sereno. Mi chiede scusa. Salgo in macchina felice di me e dei miei pensieri, convinta che adesso tutto sarà diverso e meraviglioso. 



Appena entrati in casa mi dice: "Dov’è B.?" Lo guardo e penso che ecco… sta per esprimere il suo amore per la sorellina. La vede. Le sorride. La spinge.
Ci risiamo.

Vita da mamme.

   Tiziana

Ai miei figli



Dove il fiume della vostra vita scorre
Lungo le sponde delle vostre verdi ore
Ho vegliato in silenzio
Come un albero che guarda sbocciare a primavera i suoi fiori.

Se tutto il resto può sembrare bugia
A me è stata concessa la magia
Di osservare rispecchiati in limpide acque
Sorgere soli
E lune cullarsi nel mistero dei vostri giovani occhi

F. Bhownagary


Alle mamme ed ai papà.
Ai loro bimbi.

Chi vi scrive è una mamma. Che è anche psicoterapeuta. E che - pensate un po’ - è anche una donna in cammino, che cresce, che torna indietro, che torna indietro, che fa cose e le disfa, che si pone mille interrogativi...

Ieri sera l'Associazione Palaver ha organizzato una serata sull'educazione dei bimbi: io ho ascoltato, parlato, cercato di spiegare e di comprendere.
Ho sentito diverse onde andare e venire: la sorpresa, l’attesa, il timore di sbagliare, l’entusiasmo della condivisione, la fatica di essere genitore.

Come professionista ho accolto quanto ognuno ha portato, ho cercato accompagnare il gruppo nella costruzione di significati condivisi e nuovi e di nuove soluzioni. Ho raccontato, in parole spero comprensibili, il punto di vista di diversi Autori, dando più spazio a chi stimo di più (per formazione e stile, ma anche per sintonia con me, la mia formazione, il mio stile, la mia vita).
E poi… e poi c’era la me-mamma che, finito l’incontro, mi ha guardata dritto in faccia e mi ha chiesto “Perché??”. 
Vi racconto…

Il mio bimbo ha 14 mesi ed è stato, da subito, tra le tante cose, un dormiglione. Quindi, non avendo vissuto sulla nostra pelle l'estrema stanchezza legata alle notti in bianco, per mio marito e me è stato faticoso sopportare anche solo un paio di risvegli per notte o i pianti perché non voleva addormentarsi.
Lui ha sempre dormito nel suo lettino per la scelta nostra di riacquistare la nostra intimità e perché, una volta addormentato, era beato nello spazio ristretto della culla costruita dal nonno. A due mesi abbiamo spostato il lettino dalla nostra stanza alla sua cameretta. Nessun risveglio in più, nessuna resistenza aggiunta: nessun problema. Il piccolo si prendeva tutte le nostre coccole durante il giorno (abbiamo usato molto la fascia, lo abbiamo tenuto molto in braccio, abbiamo cercato di condividere - come potevamo - molto) e la notte dormiva più o meno tranquillo.


I mesi sono passati, io ho ripreso il mio lavoro (poche ore la settimana per scelta mia e di mio marito: sino all'anno, almeno, lo avremmo accudito prevalentemente noi, con tanti sacrifici, ma senza nido e con qualche nonno o zio ogni tanto), lui è cresciuto, ha iniziato ad interessarsi al mondo e ad esplorarlo... ed è arrivata la difficoltà ad addormentarsi.

Dopo qualche tentativo fallito, rispolveriamo un libro che avevamo letto in gravidanza "Fate la nanna" di Estevill. Leggiamo. Ci guardiamo. Proviamo. 
Quanto è durato questo esperimento? Nemmeno un'ora. Quando il piccolo, realizzato che era nel suo lettino per dormire, ha iniziato a piangere, via via più disperato, io, col cuore trafitto, sono andata da lui, l'ho preso in braccio e l'ho consolato. E si è addormentato tra le mie braccia.
Da quella sera, la maggior parte delle volte, si addormenta accoccolato sul mio petto o su quello del papà, mentre gli leggiamo una fiaba o gli raccontiamo la giornata trascorsa (abbiamo in mente che possa aiutarlo nel comprendere il senso del tempo e a sentirsi coinvolto, parte della famiglia anche quando la famiglia non la vede tutta riunita). Ma ci sono delle volte in cui ci prende per mano e vuole essere messo a nanna, o che crolla sul fasciatoio o sul tappetone in mezzo ai giochi o nel lettone. E siamo tutti più sereni...

Ecco qui.
Il "Perché?" della me-mamma si riferiva a questo: perché non ho raccontato a quei genitori preoccupati o dubbiosi o anche convinti delle loro scelte, la nostra esperienza?

Credo fermamente ora, dopo una notte passata a ripensare a tutto questo, che sarebbe stato importante dirvi questo: godetevi ogni istante, non credete a chi vi dice che le coccole portano vizi, che se il piccolo sta in braccio non sarà interessato al mondo, non cedete a chi vi dice "piangere rinforza i polmoni, insegna l'autonomia e l'indipendenza, sono solo capricci...". 


Non credetegli. 
Non privatevi della meraviglia delle coccole.
Farlo piangere da solo nel suo lettino gli insegnerà soltanto che quando ha bisogno deve cavarsela da sé, senza il contenimento di mamma e papà, che chiedere aiuto non serve, perché tanto non arriverà nessuno.

La tecnica dei minuti di attesa che via via aumentano porta a interrompere il pianto perché è esausto o, peggio, rassegnato. Se c'è la stanchezza di un allattamento che si è tramutato in ciuccio per la nanna, ci sono altre strategie... Se siamo stanchi, la giornata è stata pessima e lui, perdipiù, piange, respiriamo, diciamogli che comprendiamo la rabbia-noia-stanchezza-tristezza, ma, passato il tempo necessario per finire quello che stiamo facendo, saremo lì solo per lui (e lo saremo davvero, perché le promesse si mantengono... ma questa sarà un'altra lettera ;) ).

La sofferenza, il dolore sono sani, fanno parte della vita, vanno vissuti, affrontati, superati, ma tutto questo crolla se a infliggerli siamo noi, gratuitamente, per adeguarci ad un metodo che abbiamo letto o che ci hanno suggerito.

Ascoltatevi dentro. Ascoltate il vostro bambino. Ci sono strade bellissime, modi migliori di imparare che si è distinti, che ce la si può fare anche da soli... C'è il VOSTRO modo. Vivete appieno ogni emozione, state insieme... L'adolescenza, i fatti della vita, i mille impegni, sono dietro l'angolo, pronti a costringerci a stare a distanza. Facciamo trovare abbracciati.

   Cristina
   (finalmente intera)